Architetture di servizio del sito di Expo Milano 2015

Progettare luoghi la cui funzione è far comunicare tra loro degli spazi. Interpretare il territorio, mettere in campo un’utopia per farla diventare una realtà. Noi diciamo che è possibile, interpretando le azioni e i bisogni - per i sogni e gli slogan ci sono i padiglioni, le strutture enfatiche ed enfatizzate di altri concorsi - di chi è all'expo per tre ore, per un giorno, o per molti mesi di lavoro: bisogni del corpo, ma anche di informazioni, di un corretto rapporto di scala, di riconoscibilità dei luoghi, di sicurezza, di urbanità. Nasce così un'ossatura di semplici prismi traslucidi che si affacciano ritmicamente sul decumano, con testate verdi che fanno da cornice alle aree di sosta. Queste sono trattate come piccole piazze, luoghi di terra (materia del mondo), acqua e ombra, da cui partono gli affondi in profondità, verso le lunghe «ali» dei servizi, che si integrano nel masterplan dell’expo con la regolarità di un paesaggio coltivato, dove la luce del sole si trasforma in estesi campi di grano. Le facciate principali degli edifici sono schermate per diminuire le temperature interne e ridurre il consumo per climatizzazione: gli schermi frangisole, realizzati in «spighe» di legno, sono anche l’interfaccia comunicativa e connettiva con il luogo e la gente. «Wheatfield» è un simbolo, un concetto universale; rappresenta cibo, energia, socialità, commercio mondiale, economia. Dietro di essi la pelle dell’edificio, leggera, trasparente o traslucida, a seconda degli ambienti che racchiude, è realizzata con pannelli modulari di policarbonato, alveolato o compatto, diffusori di luce. Diaframmi attraverso cui si può vedere ed essere visti, questi elementi fanno delle architetture di servizio edifici diafani, espressivi della funzione che ospitano, leggeri nel loro concetto meccanico di scatole di montaggio, temporanei e nomadi nella loro possibilità di essere riassemblati in altri luoghi, completamente riciclabili nella loro matericità. Qui, dietro le facciate schermate dal sole dalle spighe di legno, in spazi tranquilli, si può trovare ristoro, o spazi per una pausa più lunga, per la soluzione di problemi pratici quotidiani o piccole emergenze. È possibile salire di un piano e affacciarsi, da una terrazza, verso i campi e i padiglioni della città-parco. E se si cammina ancora, quasi ai limiti dell’expo ci si può ancora fermare, su altre terrazze o al piano terreno di bar e chioschi, fino a che al di là del giro dei canali ci si affaccia verso il paesaggio esterno, la pianura e lo skyline, contraddittorio, della metropoli. All’interno, invece, regna l’armonia: la struttura modulare delle ali dei servizi rispetta l’ordinata maglia stradale, asseconda i ritmi definiti dalle vele. Rassicurante, urbano, il rapporto piazza-strada-manica di servizio si ripete a cadenze regolari. A fronte del variare dei padiglioni, le cui forme pronunceranno i tanti nomi dell'expo, queste architetture di servizio sono discrete ma facilmente individuabili; si ritrovano dopo un’ora, o a distanza di un chilometro. Io, visitatore, devo sapere che sono dentro una città nuova e possibile, non un parco a tema, e in questo paesaggio ibrido sono proprio le architetture dei servizi a dare la misura e la scala; creano la walking city e ne accentuano il carattere pubblico. Dove non arrivano le lunghe ali delle stecche principali, ci sono i chioschi e gli infopoint: scatole abitabili, leggere, semplicemente posate sul terreno, pronte a essere spostate o ricollocate al bisogno (il loro modulo è quello dei container e degli autocarri). Oggetti discreti, affidano a parasole e tende il compito di difendersi dagli elementi, e a stendardi il compito di segnalarsi a distanza.

MASSIMA FUNZIONALITÀ

Un sistema costruttivo unico e modulare, dal passo strutturale di 4,5 metri, consente la massima efficienza e flessibilità funzionale interna. Una differenziazione avrebbe generato rigidità, oltre che la percezione di diverse qualità dei servizi: così non è, e ognuna delle «stecche» si configura come un contenitore di più funzioni, dove i diversi usi sono annunciati all’esterno sia dai caratteri architettonici delle facciate (maggiore o minore trasparenza, presenza di aperture, logge, terrazze), sia da un codice grafico riportato da stendardi posti a segnare gli ingressi. All’interno, la semplicità della struttura è risposta efficace ai problemi di separazione delle funzioni, di flusso, di salita e discesa di livello, di distribuzione dell’interno e delle terrazze. Il volume della stecca si interrompe a intervalli regolari, creando varchi dell’ampiezza di un modulo, per spazi tecnici di attraversamento, approvvigionamento o sosta per i veicoli assegnati a funzioni speciali (vigili del fuoco, ambulanze). I flussi di merci si concentreranno in prevalenza accanto alle testate intermedie, da dove vengono smistati agli interrati. Grazie a questa chiarezza d’impostazione, i visitatori si muovono in piena autonomia, dentro e fuori dall’edificio, il cui carattere permeabile e pubblico risulta evidente anche a distanza. Notevole è anche la flessibilità e disponibilità degli spazi rispetto alle esigenze dell’allestimento e, più in generale, dei gestori. La disposizione perimetrale degli appoggi e l’uso degli interrati per gli impianti consentono massima libertà di definizione dei layout: oltre a scale e ascensori, soltanto un limitato numero di cavedi per il passaggio dell’aria interrompe la continuità dello spazio coperto. Ogni blocco di servizi, per come è stato concepito, può essere facilmente adattato alle esigenze dimensionali delle varie stecche aggiungendo o togliendo dei moduli. Nell’insieme, questi gradi di libertà consentono di distribuire le funzioni razionalmente, con attenzione alla maggiore accessibilità e visibilità di quelle strategiche (ristorazione, commercio), ma anche con una collocazione dignitosa, di pari livello qualitativo, di funzioni più umili come i blocchi per i bagni o i moduli dei servizi di emergenza.

SEMPLICITÀ E RAPIDITÀ DI COSTRUZIONE

L'architettura viene costruita, non cresce da sola, e negare questo passo significa negare la storia dell'uomo. Il sistema costruttivo degli edifici di servizio rispecchia questa situazione oggettiva, e ne massimizza la chiarezza, riducendone l'impatto. Tutto è a secco, nulla lascia tracce permanenti; tutto arriva in dimensioni compatibili con trasporti rapidi, poco ingombranti. Si cammina sul legno, si è portati dall’acciaio. Una volta in cantiere, i materiali e il montaggio non si nascondono: giunti e piastre sono bene in vista, ma non è una messa in scena. Anche gli impianti lavorano e funzionano senza venire esibiti gratuitamente. La rapidità è assicurata senza rinunciare alla qualità o alla sicurezza: la scelta di elementi modulari e standardizzati, la prefabbricazione spinta, l’ottimizzazione del numero e della dimensione delle parti da trasportare ed assemblare sono garantiti dal progetto di produzione. Il montaggio è a secco con procedure codificate e senza improvvisazioni: strutture metalliche e in legno lamellare, con unioni bullonate e/o a perno; dimensione dei singoli elementi non superiori a 5 metri; reversibilità. Il montaggio è organizzato per moduli in avanzamento lungo l’asse longitudinale dei fabbricati come un cantiere mobile (3 campate ogni 10 giorni per un totale massimo di 39 campate in 130 giorni lavorativi effettivi), con minime interferenze tra le successive lavorazioni. Al cantiere delle architetture si affianca il montaggio, del tutto off-site, degli infopoint e chioschi: la loro struttura portante è costituita da profili in acciaio giuntati a secco mentre il tamponamento esterno e la copertura sono in doghe di legno opportunamente trattate per l’esposizione agli agenti atmosferici; il risultato è una «scatola» modulare trasportabile, completamente prefabbricata e totalmente riutilizzabile in altro luogo senza interventi aggiuntivi.

STRATEGIE INTEGRATE PER UN’ARCHITETTURA SOSTENIBILE

Costruire entro 350 km da Milano non è come costruire in un villaggio asiatico, e anche questa è una realtà oggettiva, concreta; gli edifici che abbiamo progettato trovano una propria efficienza nel ricorrere a questa realtà produttiva e territoriale e ai suoi flussi. I 350 km di raggio in cui si cerca la stragrande maggioranza dei componenti individuano luoghi del lavoro e della produzione, distretti e località che possono inviare materiali lavorati, elementi modulari, e assemblaggi completi.

In questo contesto territoriale, la scelta dei materiali, sia quelli costituenti l’involucro edilizio che quelli di finitura, è stata fatta in modo coerente rispetto alle tecnologie adottate e ha privilegiato quelli di origine naturale o ad elevato contenuto riciclato, nonché riciclabili a fine ciclo di vita e caratterizzati da un minor impatto ambientale rispetto ad altri di tipo tradizionale. La scelta dei materiali relativi alla componente fuori terra, interamente disassemblabile, ha portato a una significativa riduzione degli impatti ambientali già in fase di produzione e di prima installazione del prefabbricato, per quanto attiene sia le fonti energetiche rinnovabili – ca. il 32% dell’energia grigia totale (principalmente dovuto alla scelta del legno) – sia il contenuto, effettivo e potenziale, di riciclabilità, che porta ad una riduzione di ca. il 60% dell’energia grigia che si avrebbe utilizzando materiali senza componenti riciclate e non potenzialmente riciclabili.

L’obiettivo di riduzione del fabbisogno energetico e più in generale della sostenibilità ambientale del progetto è stato oggetto di una strategia integrata, dove le tecnologie d’involucro e impiantistiche per la riduzione del fabbisogno energetico in fase di esercizio sono le seguenti:

  • sistema di schermatura delle chiusure trasparenti sulle facciate est e ovest;
  • impianto d’illuminazione interna con dimmeraggio connesso al livello di illuminazione naturale;
  • impianto d’illuminazione esterna e delle facciate con corpi illuminanti a Led a basso consumo energetico e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili;
  • impianto di climatizzazione e ventilazione ibrido meccanico-naturale;
  • impianto solare termico per la produzione di ACS;
  • recupero e utilizzo delle acque meteoriche;
  • impiego di materiali innovativi a cambiamento di fase per aumentare l’efficienza della ventilazione naturale;
  • sistema di schermatura delle coperture con pallets ;

In particolare, l’impianto di climatizzazione previsto è del tipo a tutt’aria, ibrido, in quanto integra i seguenti sistemi meccanici e naturali:

  • Ventilazione Naturale Controllata (VNC), ottenuta con flussi d’aria generati da differenziali di pressione bassi, tipici dei fenomeni aerodinamici naturali: in estrazione, tramite l’effetto camino indotto dall’uso di camini solari; in immissione, da aperture a comando motorizzato, apribili (prevalentemente di notte) in funzione del gradiente termico interno/esterno o di un programma orario preimpostato.
  • Sistema di scambio geotermico a condotti orizzontali, che sfrutta il terreno come pozzo termico del calore generato nell’edificio e dissipato, indirettamente, attraverso l’aria preraffreddata a contatto con le superfici delle tubazioni interrate.
  • Ventilazione Meccanica che, mediante l’ausilio di ventilatori, permette di equilibrare le perdite di carico dei condotti attraverso cui si attua lo sfruttamento dell’energia geotermica.

Considerando il contributo offerto dalla ventilazione naturale e le tecniche di raffrescamento passivo, l’indice di prestazione energetica estivo per l’edificio H1 diviene pari a 7.96 kWh/(m3-anno). In questo circolo virtuoso, i principali sistemi innovativi che hanno attinenza con il risparmio energetico e la riduzione dell’impatto ambientale sono senza dubbio l’impianto a scambio geotermico passivo e il sistema di ventilazione naturale controllata con estrazione da camino solare. Tuttavia, il progetto incorpora anche un grande numero di scelte innovative pertinenti ad altri aspetti della sostenibilità: da quelli finalizzati al risparmio di risorse (gestione del ciclo dell’acqua), alla qualità ambientale (benessere degli spazi esterni e interni, creazione di microclimi natuali con zone di nebulizzazione dell’acqua e pareti verdi), all’ottimizzazione dei processi d’installazione impiantistica e del ciclo di vita degli elementi costruttivi, con relativa riduzione dei rifiuti da costruzione e demolizione, all’uso di materiali provenienti da materie seconde come la pavimentazione esterna, nonché alla comunicazione e diffusione delle conoscenze sulla sostenibilità. Non è per caso, che dove i visitatori incontreranno per la prima volta gli edifici di servizio, sull’asse viario principale, questi siano dotati di monitor (incorporati nelle pareti verdi) dove si potranno leggere in tempo reale i dati energetici dell’edificio «in funzione»: nella consapevolezza che è proprio sulla trasparenza del comportamento energetico degli edifici e sulla considerazione dell’intero ciclo di vita dell’architettura e dei suoi materiali che si giocherà, nel campo dell’arte del costruire, la parte più concreta della «rivoluzione» Expo 2015.

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2012
Milano, Italia

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Giancarlo Pavoni architetto - 10149 Torino Via Pianezza 13 - tel + fax 0039 011 5621501 - p. IVA 03909950010 - info@pavoniartechstudio.it

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